Residenza 19 - Marta Cuscunà

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 19
1-5 / 23-28 settembre 2017_prima parte
1-10 dicembre 2017_seconda parte
MARTA CUSCUNA’
Il canto nero della caduta

Residenza con Marta Cuscunà, Paola Villani (creazione pupazzi) e Marco Rogante (assistenza alla regia), Francesca Della Monica (vocalist)

Terminata la sua trilogia teatrale sulle resistenze femminili (E’ bello vivere liberi!, La semplicità ingannata, Sorry Boys) Marta Cuscunà resta sui sentieri  delle questioni di genere anche per esplorare i punti di partenza del suo prossimo progetto.
Punto di partenza di questo nuovo percorso di indagine sono gli studi di archeomitologia di Marija Gimbutas. Nel saggio Il linguaggio della Dea, la studiosa  ricostruisce un mondo perduto che corrisponde all'Europa neolitica in cui la presenza del femminile sarebbe stata centrale nella visione del sacro e della struttura sociale. Un'Europa antica molto diversa da quella che ha prevalso successivamente, in cui le società erano prevalentemente egualitarie e pacifiche; il rapporto fra i sessi era equilibrato e paritario; le donne potevano svolgere funzioni sociali importanti di capo-clan e, nelle vesti di sacerdotesse, potevano esercitare una particolare autorità in ambito religioso. Il linguaggio della Dea racconta di un tempo antico dell'Europa in cui Dio era una femmina.
In questo contesto si inserisce la scoperta da parte di Marta Cuscunà de Il mito dei Fanes, una tradizione popolare dei Ladini, piccola minoranza etnica (35.000 persone) che vive nelle valli centrali delle Dolomiti. E' un ciclo epico e i suoi contenuti sono del tutto peculiari e diversi dagli altri miti ladini.
Il mito dei Fanes, infatti, parla della fine del regno pacifico delle donne e l'inizio di una nuova epoca del dominio e della spada.
E' Il canto nero della caduta nell'orrore della guerra.

Guardare indietro per andare avanti_
Quando ho iniziato a pensare che il mito dei Fanes potesse essere il centro del mio nuovo lavoro teatrale, mi sono scontrata subito con un grande interrogativo: che senso ha, oggi, raccontare a teatro una antica leggenda? A chi può davvero interessare il legame che questa potrebbe avere con la ricerca sull'Europa neolitica di un'archeomitologa lituana?
Le risposte che mi sono data, hanno radici in un saggio di antropologia di Riane Eisler: Il calice e la spada. Riane Eisler indaga le strutture sociali che l'umanità si è data nel corso dei secoli e davanti a una continua epopea di guerre e ingiustizie, apre la riflessione a domande più che mai necessarie: la guerra è parte incancellabile del destino dell'umanità? Cosa ci spinge perennemente alla guerra invece che alla pace? Perché ci cacciamo e perseguitiamo l'uno con l'altro? La brutalità e il dominio dell'uomo sulla donna sono inevitabili? E' realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico?
Secondo l'antropologa Riane Eisler, le risposte per un futuro migliore potrebbero affondare le radici in quel punto nella preistoria della civiltà europea di cui parla Marija Gimbutas, in cui la nostra evoluzione culturale sarebbe stata letteralmente sconvolta.
Il canto nero della caduta vuole portare alla luce il racconto perduto di come eravamo, di quell'alternativa sociale auspicabile per il futuro dell'umanità che viene presentata sempre come un'utopia irrealizzabile. E che invece, forse, è già esistita.
Mettere in scena Il canto nero della caduta significa raccontare la guerra cercando un modo per varcare i confini della irrappresentabilità dell'orrore che essa porta con sé.
Nel primo spettacolo della trilogia sulle resistenze femminili, E' bello vivere liberi!, ho sperimentato come il teatro visuale e i pupazzi potessero evocare l'orrore indicibile dei lager nazisti.
Per questo nuovo progetto teatrale, vorrei cercare una strada simile per aprire le porte a un racconto diverso da quello a cui ci hanno assuefatto i telegiornali in cui la distruzione bellica è talmente esibita ed esposta da risultare ormai inoffensiva.
Vorrei cercare di rendere visibile ciò che caratterizza i personaggi della leggenda e che porta alla nascita dell'ideologia della sopraffazione: il tradimento della natura umana e del proprio ruolo in favore della spada e del profitto individuale.
Marta Cuscunà

CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
T. +39 0432 504765 info@cssudine.it
ERPaC Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del FVG
T. +39 0432 821211 info@villamanin.it – www.villamanin.it 

script execution time: 0,039928913116455