L'opera scritta

Pier Paolo Pasolini
L’OPERA SCRITTA
23 aprile – 31 maggio 1981
Udine, Chiesa di S. Lucia, via Mantica 1

La poesia italiana e friulana
Romanzi racconti e prosa
I saggi e le lettere
Sceneggiature, tragedie, canzoni, ballate
Articoli interviste e recensioni
Manoscritti politici




Il pregiudizio e la chiacchiera rappresentano a tutt’oggi l’atteggiamento più diffuso e prevalente nei confronti di Pier Paolo Pasolini. Il solo modo di ricordare uno tra i più grandi letterati italiani oltre che friulani di questo scorcio di secolo, è di iniziare e continuare a leggerlo e discuterlo.
E’ da questa considerazione di Roberto Roversi che il CENTRO SERVIZI E SPETTACOLI e la Cooperativa Libraria Culturale “BORGO AQUILEIA” sono partiti per affrontare una serie di iniziative, la più importante delle quali è la mostra letteraria.
Poco, troppo poco, è stato fatto in Friuli per fornire adeguati strumenti di conoscenza, di approfondimento, di studio, di discussione sull’opera scritta da Pier Paolo Pasolini; mentre incombe già il consumo vecchio e nuovo del personaggio.
Solo poche forze guardate con diffidenza e in genere escluse dai circuiti ufficiali della cultura, si sono mosse nel senso sopraindicato, e solo da esse abbiamo ricevuto un prezioso aiuto anche per la realizzazione di questa mostra.
Apparentemente mettere insieme una mostra sembra semplice, in quanto non pare presentare altra difficoltà che quella di ordinare presso le varie case editrici quanto è stato pubblicato. In realtà, raccogliere gli scritti di Pasolini, tenendo presente sia l’edito che l’inedito, è un’operazione piuttosto problematica soprattutto per il Pasolini militante.
Per chiunque glielo chiedesse egli scriveva l’articolo di fondo, la poesia, la presentazione di un disegno, di un’opera d’arte, in quanto credeva nella forza delle parole come dibattito, scambio di idee e anche lotta letteraria e politica: ecco perché è cose difficile seguire i suoi itinerari di scrittore attraverso quotidiani, mensili di letteratura e arte, di cinema, testi per canzoni...
La ricerca diventa allora faticosa, anche se interessante e produttiva, e problematico diventa pure l’ordine da dare ai testi reperiti. In questa mostra si è preferito osservare l’ordine cronologico di pubblicazione per le opere edite, quali i romanzi, le raccolte di poesie, i saggi, il cinema...

Un settore a sé della mostra è senz’altro quello delle opere friulane, che si inseriscono a volte direttamente nel dibattito politico negli anni che vanno dal 1944 al 1949 nella nostra regione, a volte nell’approfondimento di temi quali la funzione del poeta rispetto alla lingua che egli reinterpreta e reinventa a seconda delle finalità che si è posto da se stesso come poeta.
Si evidenziano, allora, i temi sull’uso del friulano, di che cosa significhi scrivere plasmando una lingua “povera” adeguata ad una fruizione per necessità immediate. Vengono perciò alla luce gli articoli per “Libertà” e per “Il mattino del popolo”, quotidiani di quegli anni. Ancora più interessanti appaiono le traduzioni, le poesie e gli articoli, comparsi in modo quasi organico su “Stroligut di cà da l’aga”, nel “Quaderno romanzo n. 3” edito nel giugno 1947, e soprattutto nello splendido volumetto “Dov’è la mia patria”, con 13 disegni di G. Zigaina, edizione dell’Academiuta, Casarsa 1949.
Di questi scritti dei periodo friulano, ancora tutti da esaminare storicamente e filologicamente, viene dato in parte l’originale e in parte, là dove non è stato possibile reperirlo, la fotocopia dell’originale, la fotografia o il dattiloscritto.
Il lettore attento trova a piè di pagina il nome degli stampatori, che come quelli dell’Academiuta, testimoniano una volontà politica e culturale, quale difficilmente in seguito è stato possibile vedere. Accanto a queste opere sono visibili i “DA-ZE-BAO” ideati dallo scrittore in veste di dirigente del P.C.I. negli anni di Casarsa, taluni scritti dallo stesso, altri da militanti diversi, amorevolmente e gelosamente dal compagno Bepi Susanna.
Lingua, uso del friulano, Movimento autonomistico, un’analisi letteraria e allo stesso tempo acutamente antropologica della società, che ritroviamo poi in “Scritti corsari” e “Lettere luterane”.
Pasolini osserva la nuova realtà sociale e analizza la funzione dei consumismo, come strumento del capitale tendente a rendere omogenei, fino alla assimilazione e istituzionalizzazione, i desideri, i comportamenti, le proteste e le contestazioni.
In questo modo la cultura si livella, si appiattisce in un nuovo conformismo, anche di sinistra. Si produce “L’uomo massa”, il “mostro” de “l’uomo medio”. Pasolini definisce “nuova preistoria” questo stadio dell’era capitalistica.

La mostra, nel suo complesso, non è nata con l’intendimento di mostrare l’opera di Pasolini come in un museo, ma vuole offrire lo stimolo e l’opportunità a chiunque di avvicinarsi alla sua produzione letteraria e soprattutto dare la possibilità di riuscire a scoprire, attraverso la lettura delle sue pagine, tutto il calore umano e l’impegno politico che lo hanno accompagnato per tutta la sua vita di “intellettuale quotidianamente militante”.

L’allestimento di questa mostra è stato possibile grazie al contributo di:
 — prof. Graziella Chiarcossi
 — prof. Luciano De Giusti
 — prof. Gianfranco Ellero
 — poeta Roberto Roversi
 — prof. Guido Santato
 — prof. Lelia Sereni
 — Giuseppe Susanna
 — pittore Giuseppe Zigaina
 — Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna
 — Biblioteca Comunale di Napoli
 — Biblioteca Comunale di S. Vito al Tagliamento
 — maestro Antonio Spagnol
 — Cineteca comunale di Bologna
 — Cinemazero di Pordenone

Un ringraziamento particolare alla Biblioteca Civica di Udine, che ci ha fornito una cortese e sostanziale collaborazione.

CENTRO SERVIZI E SPETTACOLI
Cooperativa Libraria Culturale “BORGO AQUILEIA”

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