Favola calda

Tre storie, tre favole «calde», scritte in tre anni diversi da Edoardo Erba, Roberto Traverso e Claudio Bisio

locandina
anno
1987
testo
Edoardo Erba, Roberto Traverso, Claudio Bisio
regia
Edoardo Erba
interpreti
Claudio Bisio
produzione
Centro Servizi e Spettacoli di Udine

«L'uomo rosso», un profondista che sta precipitando nella fossa oceanica, chiuso nella camera iperbarica staccatasi incidentalmente dai forti cavi che la ancoravano alla nave d'appoggio, ora abbandonata all'oblio del buio delle profondità, con un piccolo uomo dentro che cerca di comunicare con la nave appoggio. Un piccolo uomo che chiede informazioni, istruzioni, indicazioni, che chiede il senso di quello che sta avvenendo, mentre la distanza tra la nave appoggio e il nulla aumenta sempre più. E i riferimenti si allontanano. E il nulla si avvicina, accompagnato da una strana euforia, forse l'euforia degli abissi, un'euforia che è uno stato dell'essere, che è un paesaggio abitato da mostri marini, disperate leggerezze, frenetici tip-tap e parole. Parole che si susseguono, sovrapponendosi, perdendo il senso, il filo, il fine.. E si accumulano in angoli polverosi di stanze senza ascoltatori, vuote, stancamente. Stanchi. Stanchi di parlare senza essere ascoltati, di trascorrere una vita e consumare una generazione in un continuum oratorio inascoltato, dove le parole diventano solo attimi, e il discorso diventa tempo, e il parlare diventa un modo di trascorrere il tempo, solo il trascorrere del tempo. Come i lunghissimi interventi di qualche anno fa dei parlamentari radicali, quando con l'«ostruzionismo» cercavano di non permettere l'approvazione di certe leggi, impegnandosi in lunghissime maratone oratorie di ore e ore. In «Ostruzionismo radicale» il monologare è il susseguirsi di storie slegate, personali, insensate, vere: gli ultimi venti minuti dopo più di cinquanta ore di intervento. Il parlamentare è stressato, affaticato, affamato e assetato, dimentico della legge a cui si sta opponendo, di fronte ai banchi vuoti di un parlamento dove l'unica presenza è presunta: il Presidente, a cui il parlamentare si rivolge. Che forse è Mic a cui si rivolgeva il profondista cercando di parlare con la nave appoggio. Che sono forse entrambi il nostro bisogno di dire. Per affermare di essere.
E se prima era un profondista e poi un parlamentare probabile, ora, adesso, chi è il personaggio che straparla al microfono il suo buffo monologare? Perchè è ancora solo? Solo per problemi di costi di produzione? E inoltre: è Bisio stesso? Sono forse gli autori? Ma poi, è proprio qualcuno quello che sta parlando? O sono solo delle visioni, le immagini che vediamo come in un film (ammesso che tutti le vedano allo stesso modo)? E se siamo solo ciò che sembriamo, cioè: se non sia o veramente e appariamo soltanto? E' forse un film tutto questo che sta accadendo? Sono solo le scene di un copione di un film? E soprattutto: di quale film si tratta? E, in questo caso, chi sarebbe l'operatore? Di sicuro c'è solo che siamo stanchi di servire tazzine di caffé a protagonisti che non le berranno mai.
Favola calda sono tre storie, tre favole «calde», perchè sono scritture teatrali che raccontano il nostro «stato delle cose» di tre anni. Questi tre pezzi sono stati scritti in tre anni diversi, in tre fasi del lavoro teatrale di Erba, Traverso e Bisio, dall'84 a oggi raccolti in un unico spettacolo, in un'unica occasione produttiva che crediamo debba acquistare significato non in quanto «prodotto confezionato», ma proprio in quanto sintesi spettacolare di quel percorso, dal nostro percorso drammaturgico e interpretativo.
Mentre il disco continua a girare, sui due lati i due pezzi diversi, uno veloce e l'altro lento, sulle note di una confusione buffa e comica, triste e disperata, di certi anni, di certi uomini, di certe storie, non necessariamente quotidiane e reali ma senza d'altra parte appartenere esclusivamente al sogno e alla fantasia: una realtà mediata, spiazzante e voluta mente sproporzionata, contraddittoria e senza riferimenti.

«…una volta avevo inventato un gioco: volevo scrivere quelle cose che si vedono tra il sonno e la veglia.. che si vedono cose che non sono sogni, ma che non sono neanche più pensieri... ».

 

Immagini

Tournée

prima assoluta

9 gennaio 1987
Udine, Teatro Zanon
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