Altri libertini

Dall'omomino romanzo di Pier Vittorio Tondelli, il ritratto di una generazione di giovani nel loro preciso momento storico, l'ultima parte, la più densa, degli anni Settanta

locandina
anno
1986
testo
dall'omonimo romanzo di Pier Vittorio Tondelli
adattamento teatrale Gian Franco Zanetti
collaborazione all'adattamento Pier Vittorio Tondelli
regia
Gian Franco Zanetti
interpreti
Postoristoro
Patrizia Garofalo, Andrea Dugoni, Lorenzo Minelli, Dario Parisini, Margherita Volo, Anna Amadori, Patrizia Scintu, Archimede Fala, Mauro Soprani, Alessandro Zama, Luciana Notti, Mauro Zani, Luigi Laezza, Cesare Cremonini, Carmine Barbieri
Autobahn
Stefano Cavedoni, Andrea Dugoni, Barbara Rebeschini, Benedetto Fanna
scene/luci
scene di Igort
luci di Jurey Saleri
musiche
consulenza musicale Flaviano De Luca
e...
costumi di Romano Donati
produzione
Centro Servizi e Spettacoli di Udine, Compagnia Altarte, Comune di Reggio Emilia col patrocinio del Comune di Correggio

Quando l'amico Tondelli mi suggeriva di realizzare in teatro Postoristoro, il primo e più crudo dei sei racconti che compongono Altri Libertini, pur essendo stato affascinato a suo tempo dai contenuti del racconto, sentivo un distacco, un rigetto, un superamento ormai definitivo di quelle facce, quei temi, quel marchio generazionale finalmente relegato all'ieri.
Ma rileggendo il libro mi attirava la presenza, nei sotterranei di quelle storie, di un movimento rigenerante, il germe crescente di una liberazione in positivo. Questo sviluppo, era la cosa che mi interessava mettere in scena.
Ho operato così nella trasposizione teatrale una scelta radicale: eliminando il passaggio intermedio di questa evoluzione, ho accostato il racconto più disperato e angoscioso (Postoristoro) a quello più fiducioso e aperto (Autobahn), creando un tutto unico in cui il «movimento» dialettico costituisce "Altri Libertini-Spettacolo"; ecco perché i due blocchi (1° e 2° Atto) apparentemente autonomi, sono invece legati in simbiosi, sono strettamente consequenziali, è impossibile la sopravvivenza dell'uno senza la presenza dell'altro. Come poi questo movimento, rilevato nel romanzo, si teatralizzi sul palcoscenico, sarà evidente dallo stile dello spettacolo.
Il blocco di partenza resta comunque quello di Postoristoro: il ritratto di una generazione di giovani nel loro preciso momento storico (l'ultima parte, la più densa, degli anni Settanta) mostrato come un affresco a larghi tratti sul clima di allora.
Alla cupezza di sottofondo (paure, violenze, disgregazione, crisi), risponde un angosciato atteggiamento di vita di quella fauna giovanile (emarginazione, sbattimenti, inquietudine, droga, sessualità polimorfa, eroici estremismi, sfiducie) il cui insieme verrà rifiutato e risolto nello sviluppo di Autobahn.
Anche se provo affetto per questa fauna (chi di noi trentenni non è passato in gioventù per quei tavoli del Postoristoro, per quei cessi, per quegli scompartimenti ferroviari...?) non posso che raccontarla negandola, disegnare le sue figure come zombie di un passato ormai vecchio, con un filo di tenerezza forse, ma senza rimpianto, nemmeno per quella disperata vitalità dello "scazzo" che ha lasciato dietro di sé una scia effervescente di trasgressione creativa.
Nessun rimpianto perché l'aspetto primo che salta ai miei occhi di questa generazione è quello di vittima, forse per l'incapacità, nella crudezza dei tempi, di contenere la propria esaltazione, che diventa così lacerata smania di eroicizzarsi e mitizzarsi e violentarsi.
Una generazione bambina, perché come i bambini capricciosa, debole, insofferente e ribelle, impulsiva, narcisista, idealista, trasgressiva, che diventa vittima allorché gli impulsi vitali imbottiti di miti ritornano come colpi di boomerang trasformati in vuoto e infelicità.
Ma il giovane di oggi, nei pieni anni Ottanta, vittima non lo è più; lo nuova generazione è adulta, cresciuta: rispetto a noi i nostri cuginetti ventenni sono dei fratelli maggiori; per questo motivo è anacronistico lo "sbattimento" del tossicomane oggi: si rispecchi nelle facce di Postoristoro per vedere quanto sia carcassa del passato.
In Autobahn il protagonista non fugge, va incontro a qualcosa... La chiusura si rompe, gli ostacoli si superano (droga, sesso ossessivo), la tensione si scioglie, i colori lividi si schiariscono, il bambino diventa grande.
Sa affrontare la realtà, gestirla, non soccombervi. Riderci e ballarci sopra, magari.
Ma nei confronti della propria giovinezza nessuno sguardo indietro, nessuna nostalgia: gli anni adulti sanno come vivere con disinvoltura l'oggi!

Gian Franco Zanetti

Immagini

Tournée

prima assoluta

1986
Correggio (RE), Teatro Asioli

tournée

1987
Reggio Emilia, Teatro Ariosto
Udine, Teatro Zanon