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Guarnerius
mangjâ libris e sfueâ parsuts

Teatro Incerto

locandina
anno
2021
testo
di e con Angelo Floramo, Fabiano Fantini, Claudio Moretti, Elvio Scruzzi
scene/luci
oggetti di scena Luigina Tusini
produzione
a.Artisti Associati Gorizia / CSS Teatro stabile di innovazione del FVG / La Contrada Teatro Stabile di Trieste / Bonawentura/Teatro Miela Trieste
con il sostegno di Banca Ter

spettacolo in lingua friulana e italiana 

Si può raccontare la vita di un grande uomo e il suo tempo nel breve spazio concesso da un viaggio?
E’ mai possibile definire il profilo di uno tra i più importanti umanisti friulani, quel Guarnerio d’Artegna che lasciò alla Comunità di San Daniele del Friuli, nel morire, una tra le prime biblioteche pubbliche in Europa?

Due cramârs e un calzolaio di Gradisca di Sedegliano, assieme a un improbabile monaco benedettino riescono perfettamente nell’intento.
Forse perché narrare significa anche errare, vagare dentro ai ricordi che si fanno suggestione e meraviglia, specchio in cui si immilla l’anima stessa del Teatro.
Forse perché la sapienza non appartiene ai grandi, come invece questi hanno la presunzione di credere, e non ama la voce inaridita dell’Accademia, ma si compiace dello stupore, quello che attechisce nel cuore delle anime semplici, capaci ancora di nutrirsi di emozione e di commuoversi davanti alla bellezza e all’amore.
Concepito dal Teatro Incerto assieme allo scrittore e storico Angelo Floramo, Guarnerius porta con sé questo messaggio non da poco.

Lo spettacolo può essere letto come una di quelle allegorie medievali attraverso le quali i chierici vaganti o i predicatori di strada raccontavano temi profondi mescolando insieme sapori semplici, e forse per questo universali, comprensibili da tutti.

La storia è presto detta: Guarnerio d’Artegna è appena morto (1466) e i Signori di San Daniele incaricano Firmino Fares (Fabiano Fantini), un erbolâr che commercia in cataplasmi ed unguenti, Tilio dai Sartorus (Elvio Scruzzi), un cjaliâr che fa le scarpe, e Brôs di Giovachin (Claudio Moretti), sedonâr ma non solo, di portare la triste notizia ad un grandissimo amico dell’umanista friulano, un tale Adelmo Selvaticus (Angelo Floramo), priore della Badia di San Gallo in Svizzera, fratello del più celebre Michele, ottimo amanuense guarneriano.
Con un prosciutto al seguito, come omaggio prezioso.
I tre, durante il viaggio, che secondo il rito è lungo, pericoloso e sfinente, si raccontano ciascuno attraverso la sua cifra, con tutta l’arguzia popolana che intride i loro panni, cuciti con il filo di una miseria atavica e ancestrale, ma anche capace di commoventi ingenuità, di complicità cameratesche e di caustiche verità che nelle battute folgoranti, nei doppi sensi, nei giochi di parola sanno descrivere il mondo di allora come se stessero in qualche modo parafrasando quello di adesso.

Il loro andare, picaresco e straniante, sollecitato da una fame atavica, li porta finalmente alla meta, e all’incontro con il monaco, il quale li introdurrà, stanza dopo stanza, scena dopo scena, nella segreta bellezza di un monastero benedettino – che a sua volta è forse allegoria del corpo umano, labirinto delle sue memorie oniriche e sensoriali - evocato da gesti, accenti e canti che vanno definendo un paesaggio sonoro, immaginifico, in cui gli abissi del sogno e della reminiscenza non escludono mai la commovente vertigine che nasce dalle piccole cose: il crepitio di una pergamena, il profumo che proviene dalle arche che custodiscono i manoscritti, ma anche quello selvatico ed intenso della cantina, o le essenze medicamentose che provengono dall’orto dei semplici.

Adelmo parla, i tre ascoltano, commentano, sollecitano.
Attorno a loro sussurri e fruscii, presenze evocate e fantasime, utopie e rimpianti aleggiano contribuendo a suggerire un’atmosfera sospesa che si dilata, trasformando idealmente il pubblico in complice specchio in cui si riflettono gli interrogativi e gli stupori che non appartengono più solamente ai tre cramârs ma in fondo a tutti coloro che si dispongono ad ascoltare.

Tutto diventa occasione per ricondurre il pensiero a Guarnerio. All’uomo, principalmente più che al grande umanista, ai suoi sogni e alle sue cadute, alle chimere e alle debolezze che hanno segnato il tempo della sua vita mortale.
Perché forse l’Amore conta più di ogni altra cosa. E i tre improvvidi viandanti alla fine lo comprenderanno bene. E torneranno a casa anche per poterlo raccontare. E il loro racconto si farà Guarnerius.

Immagini

Tournée

5 e 6 giugno 2021, ore 20.15
Orsaria di Premariacco (UD), Teatrorsaria
8 e 9 giugno 2021, ore 20.15 
San Daniele del Friuli (UD), Auditorium alla Fratta
12 e 13 giugno 2021, ore 19
Trieste, Teatro dei Fabbri
22 giugno 2021, ore 20.30
Sedegliano (UD), Teatro Plinio Clabassi
26 e 27 giugno 2021, ore 21.15
Zoppola (PN), spazio all'aperto davanti all'Auditorium Comunale
28 giugno 2021, ore 20.45
Sedegliano (UD), Teatro Plinio Clabassi
1 luglio 2021, ore 20.45
Romans di Varmo (UD), Area festeggiamenti
5 e 6 luglio 2021, ore 20.30
Cormons (GO), Teatro Comunale
9 luglio 2021, ore 20.15
Colloredo di Monte Albano (UD), Castello, cortile interno
16 e 17 luglio 2021, ore 21
Lestizza (UD), Auditorium Comunale
21 luglio 2021, ore 21
Fossalta di Portogruaro (VE), Villa Mocenigo
29 luglio 2021
Lignano Sabbiadoro (UD), Chiesa di Santa Maria del Mare