Mi sa che fuori è primavera
Gaia Saitta / Giorgio Barberio Corsetti / Concita De Gregorio
CREDITSdal libro di Concita De Gregorio
adattamento teatrale e interpretazione Gaia Saitta
luci Marco Giusti
suono Tom Daniels
costumi Frédérick Denis
in coproduzione con Theatre National Wallonie - Bruxelles
"Dimenticare, ricordare.
Etimo, radice: mente, cuore.
Se dimentichi allontani dalla mente. Se ricordi riporti al cuore."
La storia di Irina Lucidi è tristemente nota alla cronaca. Irina è una donna alla quale un giorno sono sottratte dal marito le due figlie gemelle di sei anni. L'uomo si uccide e le bambine non saranno mai più ritrovate.
Cinque anni dopo la tragedia, Irina decide di raccontare la sua storia alla giornalista e scrittrice Concita De Gregorio. Dalla toccante testimonianza nasce Mi sa che fuori è primavera, libro denso e delicato della De Gregorio.
Di fronte alla perdita delle figlie, in un perenne stato di assedio come lo definisce lei stessa, Irina racconta come si ritrovi a sopravvivere alla sua vita di dopo, senza cedere alla tentazione di sparire lei stessa.
"Io sono viva. Il dolore da solo non uccide.
C'è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile.
C'è bisogno di paura per avere coraggio."
"Ho pensato di aver amato molto e che non avrei amato mai più. Mi sbagliavo."
La resistenza di Irina è un atto di amore.
Ci troviamo di fronte ad un superbo ritratto di una donna dei nostri giorni che, di fronte ad un'esperienza che porta i tratti antichi della tragedia greca, riesce a ricucire i pezzi della sua vita e di se stessa.
Gaia Saitta e Giorgio Barberio Corsetti propongono la versione teatrale e partecipativa del libro.
In scena, la nostra Irina - interpretata da Gaia - ritrova tra il pubblico i personaggi principali della storia della sua vita. Indagine in diretta e poesia intima avanzano in parallelo, con la complicità del pubblico che diventa protagonista della rappresentazione.
NOTE DI REGIA
Una storia vera si trasforma in una terribile materia poetica. Una tragedia moderna.
Un’attrice.
Gli altri interpreti sono nel pubblico presente in sala.
Tra gli spettatori, senza neanche esserne coscienti, potrebbero nascondersi i personaggi evocati in palcoscenico. Per questo il pubblico sarà interpellato, compirà delle azioni, sarà parte viva dello spettacolo.
Si svela la prossimità del male e la possibilità che prenda forma, inaspettato e atroce, da una banale crisi coniugale.
Quando Irina conosce Mathias, lui è un uomo interessante, metodico, gradevole, piacente. Una persona con cui condividere la vita. Com'è possibile sbagliarsi tanto? Può capitare a chiunque? Che cosa nasconde l’altro? Quali abissi?
La scomparsa delle due figlie. Il suicidio del marito.
Gli indizi, le questioni senza risposta, i corpi delle bambine mai ritrovati. Il dubbio.
Una Medea al contrario. In questa tragedia è Giasone che fa scomparire le figlie. Con una perfidia vendicatrice e calcolata non fa ritrovare i corpi, nega alla madre la ritualità e la catarsi del lutto. La costringe a un'attesa senza fine.
È l’inferno cui l’uomo abbandonato condanna di proposito la donna che ha rifiutato il suo maniacale controllo.
La figura di Mathias diventa sinistra e devitalizzata, un fosco automa asessuato che si fa fracassare da un’altra macchina, un treno in corsa.
Un'Italiana in Svizzera. Un ambiente ostile pieno di pregiudizi, malevolo e sordo alle richieste d’aiuto. Dal gelo regolato e dall'incapacità di empatia della Svizzera, Irina trova una nuova vita nel calore della Spagna, un uomo con grandi mani, uno studio di cartoni animati.
La possibilità di una nuova vita per Irina diventa la conquista eroica di un nuovo territorio, intatto come la Patagonia, bagnata da mari dalle cui profondità spuntano gli immensi corpi delle balene, sogno ricorrente della protagonista.



