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    La chiave dell’ascensore

    Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
    22 marzo 2020 ore  19:00
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Udine | Teatro S. Giorgio, Sala Harold Pinter
22 marzo 2020 ore  19:00

Intero 22,00 €
Ridotto 19,00 €
Studenti 14,00 €
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La chiave dell’ascensore

locandina
anno
2020
testo
Agota Kristof
traduzione di Elisabetta Rasy
regia
allestimento e regia di Fabrizio Arcuri
interpreti
Anna Paola Vellaccio
e...
assistente in scena Edoardo De Piccoli 
assistente alla regia Francesca Zerilli
produzione
coproduzione Florian Metateatro / Accademia degli Artefatti


22 marzo 2020 ore 19
Teatro Contatto
Udine, Teatro S. Giorgio
al termine la compagnia incontra il pubblico


Una casa isolata, immersa nel bosco. Una Donna che attende il ritorno del Marito, in una stanza di un bianco incandescente, avvolta nella nebbia, con il vento che le muove i capelli. Sembra l’inizio di una favola. Ma è un nero “c’era una volta”. La chiave dell’ascensore è un testo teatrale di Agota Kristof, autrice di capolavori come Trilogia della città di K. Fabrizio Arcuri immerge la scena in uno spazio simbolico, di luci iridescenti, rumori sotterranei, echi sospesi, che a poco a poco svelano una realtà di cui sono piene le nostre cronache. Una storia di soprusi quotidiani, di segregazione, la nera testimonianza di una donna a cui resta solo la voce. Per fare sapere al mondo un’altra versione dei fatti.

“…Resta profondamente impressa nell'iride degli occhi, l'incandescenza bianca della sagomata quarta parete che per un'ora divide il pubblico dalla messinscena che il regista Fabrizio Arcuri ha riservato a La chiave dell'ascensore, data in consegna a Anna Paola Vellaccio per un a solo scisso tra apologo e diario reclusorio.
La prima abbagliante sensazione è quella di un orizzonte boreale, di un panorama niveo e distopico infittito di nebbia, dove incombe di spalle una sagoma femminile provvista di lunga chioma bionda e abito candido, lattescente...Lo spettacolo s'avvantaggia molto d'un soggetto torturato ma liliale, inconsapevole. Merito di un impianto che da preraffaellita tende all'artificiale, all'alieno, all'androide. Con un contributo intenso dell'interprete, che ha in extremis una reazione furiosa, con toni da fantascienza allucinata e visionaria, senza smettere però d'essere umana.”
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica

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