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    Joie de vivre

    Udine | Teatro Palamostre, Sala Pier Paolo Pasolini
    16 Febbraio h. 21

Udine | Teatro Palamostre, Sala Pier Paolo Pasolini
16 Febbraio h. 21

Intero 20,00 €
Ridotto 17,00 €
Studenti 12,00 €
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Joie de vivre

locandina
anno
2018
testo
progetto Simona Bertozzi, Marcello Briguglio
ideazione e coreografia Simona Bertozzi
dramaturg Enrico Pitozzi
interpreti
danza Wolf Govaerts, Manolo Perazzi, Sara Sguotti, Oihana Vesga
canto Giovanni Bortoluzzi, Ilaria Orefice
scene/luci
set e luci Simone Fini
musiche
musica e regia del suono Francesco Giomi
e...
costumi Katia Kuo
foto e video Luca del Pia
produzione

ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Teatro Comunale di Modena, Associazione Culturale Nexus
con il contributo di MIBACT, Regione Emilia Romagna, Fondo Regionale per la Danza d’Autore
con il sostegno di Fondazione Nazionale della Danza – Aterballetto, Arboreto Teatro Dimora di Mondaino

Il Manifesto del Terzo Paesaggio del paesaggista francese Gilles Clement sembra fornire un punto di vista e una serie di parametri concettuali formidabili per accostarsi alla diversità, a partire dall’osservazione del grande dinamismo che caratterizza le comunità vegetali e animali che si sviluppano in territori dove l’uomo è meno presente. Joie de vivre allora è un “elogio della diversità” dove la danza “fa spazio”, traccia un territorio in cui le cose accadono e dove l’inatteso è accolto come un’epifania, una rivelazione.


“La vera felicità rappresenta il grande dilemma se non di tutti, quanto meno dei più saggi.” Pierre Zaoui

Joie de vivre è un pensiero in forma coreografica che si rivolge all’universo vegetale per interrogare il dialogo tra spazio e comportamento, tra il mondo e la forma visibile delle nostre intenzioni.
Joie de vivre è lo slancio vitale che informa ogni condotta emergente. E’ la propulsione organica che attraversa e configura atteggiamenti anatomici e risposte ambientali nell’esperienza di sé, degli altri, del territorio, del proprio habitat.
Joie de vivre si rivolge, dunque, a questa dimensione biologica dell’essere, all’inesausta interrogazione dello stare tra le cose, dell’appartenenza a un tempo e a un luogo. E tutto questo lo fa guardando l’universo vegetale per coglierne attitudini arborescenti e rizomatiche, cambiamenti di stato incorporati in una logica di trasformazioni sorprendenti, capacità tattiche, mobilità dei confini, assemblaggi di comunità transitorie. 
Joie de vivre è intelligenza vegetale non teleologica. In essa non c’è progetto, direzione o scopo, nessun obiettivo verso cui tendere; solo un «fare spazio», tracciare un territorio in cui le cose accadono e l’inatteso è accolto come un’epifania, una rivelazione. 
Joie de vivre dice di un’inclinazione naturale degli enti, di comportamenti emergenti e di relazioni polifoniche tra eventi ed elementi. In questi territori di confine, gli approdi non sono uniformi e le singolarità irrompono nel continuum dinamico dell’ambiente per conservare l’urgenza elementare della propria esistenza. 
Joie de vivre predilige la variazione di scala, in cui le variabili ritmiche scandiscono e orientano la composizione coreografica in gesti la cui origine vegetale è cercata nella profondità dei corpi, nelle infinite spazializzazioni dell’anatomia.

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