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    La Scortecata

    Udine | Teatro Palamostre, Sala Pier Paolo Pasolini
    4 marzo, ore 21.00
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Udine | Teatro Palamostre, Sala Pier Paolo Pasolini
4 marzo, ore 21.00

Intero 20,00 €
Ridotto 17,00 €
Studenti 12,00 €
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La Scortecata

EMMA DANTE torna a praticare il teatro di attori, partiture fisiche e drammaturgia popolare con La scortecata, una creazione tratta da un racconto settecentesco estratto da Lo cunto de li cunti, la stessa raccolta di 50 fiabe in dialetto napoletano raccontate in cinque giorni che è stata di ispirazione anche per il regista Matteo Garrone per il suo film, Il racconto dei racconti.
L’autore de Lo cunto de li cunti, Giambattista Basile,  usa la fiaba per ricreare un mondo fantastico e sofisticato partendo dal basso. E’ quanto riesce a fare a teatro anche Emma Dante. Con due attori maschi  nella parte delle due vecchiette che fanno innamorare con la loro voce un Re, alla regista palermitana bastano una scena vuota con sole due seggiole, una porta e un castello in miniatura, per accompagnarci in un mondo fatto di illusioni e sogni.

locandina
anno
2017
testo
liberamente tratto da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile
testo e regia Emma Dante
interpreti
Carmine Maringola e Salvatore D’Onofrio
scene/luci
elementi scenici e costumi Emma Dante
luci Cristian Zucaro
e...
assistente alla regia Manuel Capraro
produzione
Festival di Spoleto 60, Teatro Biondo di Palermo in collaborazione con  Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale

4 marzo ore 21
Udine, Teatro Palamostre, Sala Pier Paolo Pasolini

al termine dello spettacolo la compagnia incontra il pubblico


“La scortecata è lo trattenimiento decemo de la iornata primma e narra la storia di un re che s’innamora della voce di una vecchia, la quale vive in una catapecchia insieme alla sorella più vecchia di lei. Il re, gabbato dal dito che la vecchia gli mostra dal buco della serratura, la invita a dormire con lui. Ma dopo l’amplesso, accorgendosi di essere stato ingannato, la butta giù dalla finestra. La vecchia non muore ma resta appesa a un albero. Da lì passa una fata che le fa un incantesimo e diventata una bellissima giovane, il re se la prende per moglie.
In una scena vuota, due uomini, a cui sono affidati i ruoli femminili come nella tradizione del teatro settecentesco, drammatizzano la fiaba incarnando le due vecchie e il re.
Basteranno due seggiulelle per fare il vascio, una porta per fare entra ed esci dalla catapecchia e un castello in miniatura per evocare il sogno.
Le due vecchie, sole e brutte, si sopportano a fatica ma non possono vivere l'una senza l'altra. Per far passare il tempo nella loro miseria vita inscenano la favola con umorismo e volgarità, e quando alla fine non arriva il fatidico: “e vissero felici e contenti...” la più giovane, novantenne, chiede alla sorella di scorticarla per far uscire dalla pelle vecchia la pelle nuova.
La morale: il maledetto vizio delle femmine di apparire belle le riduce a tali eccessi che, per indorare la cornice della fronte, guastano il quadro della faccia; per sbiancare le pellecchie della carne rovinano le ossa dei denti e per dare luce alle membra coprono d’ombre la vista. Ma, se merita biasimo una fanciulla che troppo vana si da a queste civetterie, quanto è più degna di castigo una vecchia che, volendo competere con le figliole, si causa l’allucco della gente e la rovina di sé stessa.”
Emma Dante

www.emmadante.com

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