Residenza 29 - Francesco Collavino

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 29
Villa Manin, Spazio Residenze
FRANCESCO COLLAVINO
2-16 luglio 2020
Call e when you're home

Equipe in residenza

Francesco Collavino, coreografo e danzatore

Franchina Vittoria, danzatrice


CALL ME WHEN YOU’RE HOME è uno spettacolo di danza contemporanea, una crezione iniziata nel 2019, proprio durante una prima Residenza a Dialoghi Residenze delle arti performative a Villa Manin.
 
Il concept utilizza l’immagine degli astronauti e delle loro esplorazioni come metafora di un rapporto intimo e personale che si realizza nello spazio di una separazione.
Dopo la prima residenza, il coreografo e performer Francesco Collavino inizia una nuova fase di creazione assieme alla danzatrice Franchina Vittoria, forte di nuove e importanti considerazioni, nel nuovo tempo che stiamo attraversando.

 

“Ho iniziato a scrivere queste righe trovandomi ancora in isolamento, a pochi giorni, dalla ripresa delle attività e questo mi ha dato modo di affrontare la tematica di CALL ME WHEN YOU’RE HOME inserendola in un nuovo contesto, quello attuale.  Come abbiamo sperimentando durante questi ultimi mesi, l’epidemia ha avuto un impatto senza precedenti sull’uso, l’organizzazione e la percezione dello spazio.

L’attuale emergenza epidemiologica innescata dal propagarsi del virus Covid-19 in Italia così come in altre nazioni europee e nel mondo, ha infatti generato un rapporto inedito con lo spazio, dove il corpo si trova ad affrontare un nuovo codice e il linguaggio spesso ristagna nel vuoto della comunicazione digitale.

Cambia il modo di comportarsi, di interagire con gli altri, cambiano i riti sociali e culturali, i gesti di saluto che porta e si evita ogni altro contatto fisico. Reinventiamo gesti, il linguaggio fisico amplifica i sorrisi, quelle parole nascoste sotto le mascherine. Alcuni pensieri diventano urgenti perché si capisce meglio cosa è importante.

Infine aumenta quella geografia sensibile dove la distanza è necessaria, una prossemica sociale che diventa obbligatoria per la protezione anche dei nostri affetti più cari. Ci ritroviamo lontani da chi amiamo.

 In questa relazione a distanza la comunicazione disorienta perché non riusciamo ancora a cogliere il processo di significazione indispensabile per interpretare questi nuovi confini.

Ci avviciniamo quindi al digitale, sintetizzando le nostre emozioni in una serie di 0/1, dove l’amore si riduce a un ? e a volte la connessione si blocca. Restiamo in attesa di una risposta, di due segni azzurri sulla chat e quando sentiamo la sua voce è sorprendente fisicità.

Così oggi, nel momento in cui pensare un'altra persona vuol dire essere in pensiero per lei, e telefonarle equivale davvero a “chiamarla al telefono”, espressioni prima ridotte a distratti convenevoli riacquistano una verità antica e nuova. “Come stai?” significa: “Stai ancora bene?” Frasi come “Mi manchi”, “Non vedo l'ora di  vederti”,

“CHIAMAMI QUANDO SEI A CASA” a volte ci rincuorano come una preghiera.

E cosa desideriamo di più in questo momento se non un reale incontro?
Può un periodo di separazione aiutarci a comprendere la forza esaltante del vuoto? Si”.

Francesco Collavino