Residenza 21 - Giuliano Scarpinato

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 21
Villa Manin, Spazio Residenze
GIULIANO SCARPINATO
Prima parte
10 - 22 luglio 2019
Seconda parte
8 - 20 novembre 2019

Angèl

equipe artistica
Giuliano Scarpinato
, regista e drammaturgo
Due performer in via di definizione
Gaia Clotilde Chernetich, dance dramaturg
Daniele Salaris, progetto video
Diana Ciufo, scenografa
Giacomo Agnifili, disegno luci

Le idee
L’educazione sessuale di ragazzi e ragazze adolescenti continua ad essere un grande tabù della nostra società. La famiglia riesce raramente ad essere il contesto adatto ad un confronto sincero e libero da sentimenti di imbarazzo e vergogna; la scuola si fa raramente carico di una parte fondamentale del percorso evolutivo dei suoi allievi, fatta eccezione per la sporadica iniziativa di presidi o insegnanti particolarmente illuminati e coraggiosi.
Priva di reali figure di riferimento, la “scuola del sesso” è il più delle volte “autogestita”, affidata alla libera iniziativa – e alla scoperta – dei ragazzi stessi. A svolgere un ruolo fondamentale in questo apprendistato è la pornografia; non più frequentata, come in passato, a mezzo di riviste e videocassette relegate agli angoli più nascosti di edicole e negozi specializzati, ma accessibile a chiunque e in qualsiasi momento, senza alcuna regola, da pc, tablet e smartphone. I dati di ricerche e statistiche parlano chiaro a riguardo: l’industria del porno ha – e sa di avere – negli adolescenti di oggi una larga fetta dei propri utenti.

Ma che cosa succede quando un ragazzo o una ragazza di 14, 13, 12 anni si imbatte senza alcuno strumento critico in un video dal contenuto pornografico? Messi a parte i facili moralismi e preso atto di una realtà pressoché ineludibile, non occorre forse chiedersi se quella messa in atto dalla pornografia sia o meno una “mala educación” ?
I video a portata di click per ragazzi e ragazze anche giovanissimi condizionano le idee su piacere, intimità, affettività. Il confronto con corpi “soprannaturali”, il più delle volte resi perfetti dalla chirurgia estetica, o ancora con dimensioni smisurate, genera insicurezza ed
ansia da prestazione. E ancora la messa in scena, nei video, di dinamiche che quasi sempre hanno a che fare con il potere dell’uomo e la sopraffazione della donna, può confondere le idee su mascolinità e femminilità, rafforzando gli stereotipi di genere e rendendo più complesse le interazioni reali.

Tutto questo può succedere, oppure no: ma credo sia importante prendere atto di quanto Internet sia in grado al giorno d’oggi di entrare nell’intimità dei nostri ragazzi, e parlare di questo con serenità, lucidità, liberi da sentimenti di vergogna. Il teatro destinato alle nuove generazioni può provare a farsi carico, almeno in parte, di questo confronto; mi piacerebbe generare con questo nuovo lavoro un dibattito che affondi nel contemporaneo, mettendo in campo senza paura e vergogna delle nuove idee sull’educazione sessuale e sentimentale della generazione Z.

Itinerario di lavoro
Come e forse ancor più che per il precedente Fa’afafine, vorrei che la creazione scenica fosse preceduta da un’attenta e puntuale “ricerca sul campo”. Penso a dei colloqui informali, delle chiacchierate a cuore aperto da farsi – in una serie di Residenze -  con adolescenti di tutta Italia, dal Friuli alla Sicilia, sul modello dei bellissimi “Comizi d’amore” di Pier Paolo Pasolini: sarebbe importante entrare nelle scuole, collaborare con insegnanti e presidi per creare uno spazio di confronto in tal senso. Sarebbe interessante raccogliere anche le testimonianze e i pensieri degli adulti teoricamente deputati all’educazione sessuale degli adolescenti, ovvero genitori e insegnanti.
Sarebbe altresì opportuno che questo percorso d’indagine fosse affiancato anche da figure autorevoli ed esperte sui temi in questione, soprattutto nel campo della psicologia.
I materiali “vivi” così raccolti saranno fondamentali per l’elaborazione di una narrazione verosimile, nella quale il giovane pubblico dello spettacolo possa rispecchiarsi.

Parola, gesto, immagine, spazio, musica
Raccontare i primi, accidentati passi nel mondo del sesso, il ricorso alla pornografia come fonte di informazioni e di “self education”, il rapporto complesso con il proprio corpo e con quello dell’altro, e ancora le interrelazioni tra tutto questo e l’alfabeto dei sentimenti, non è certo un compito facile. Per assolverlo con grazia, poesia e l’adeguata ironia penso all’uso di più strumenti: una drammaturgia che come sempre scaturisca dalla simbiosi con i performer; la danza, il gesto danzato come sublimazione e trasfigurazione di ciò che non si può e deve mostrare; il video come correlativo oggettivo di uno dei grandi protagonisti della vita degli adolescenti, la tecnologia, ma anche come traduttore di sogni, fantasie, aspettative; lo spazio scenico che tutto questo contiene come luogo fisico ma anche mentale; infine la musica, linguaggio universale capace di veicolare sentimento e dar voce a tutto ciò che una voce cerca.
Giuliano Scarpinato

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