Residenza 20 - Fabrizio Pallara

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 20
Villa Manin, Spazio Residenze
FABRIZIO PALLARA
Prima parte
8 - 18 luglio 2019
Seconda parte
9 - 20 settembre 2019
Kafka e la bambola viaggiatrice

kafka e la bambola viaggiatrice_foto Riccardo Gola RID.jpg
equipe artistica
Fabrizio Pallara
, regista
Desy Gialuz e Valerio Malorni, attori e performer
Massimo Racozzi, video e animazioni
Luigina Tusini, scenografa

Un pomeriggio, un parco, Berlino. Il 1923. Franz Kafka ritroso scrittore ancora non raggiunto dalla vera fama s’imbatte in una bambina, Elsi.
Quella fanciulla ha appena perso la sua bambola e questo evento inaspettato rappresenta lo spunto per l’ultima opera del grande scrittore, un’ispirazione.
Ventuno giorni e tante lettere per raccontare un’altra verità: la bambola non si era persa, aveva deciso di partire per un lungo viaggio e quelle lettere avrebbero raccontato con la voce di Kafka, che s’inventa postino delle bambole, le sue avventure in giro per il mondo. 
Di Elsi nessuna traccia, degli scritti nemmeno.
Ma Jordi Sierra i Fabra, scrittore catalano, prova a ricostruire in un romanzo – Kafka e la bambola viaggiatrice –  cosa potrebbe essere accaduto, a riempire i buchi di quella strana e misteriosa vicenda, regalando ai lettori un racconto prezioso e intenso.
È una storia adulta che parla di nostalgia, inquietudini, vita che corre via, è una storia dell’infanzia che dice di stupori, occhi aperti sul mondo, vita che arriva tumultuosa e piena. È il racconto della perdita e dell’abbandono, di come si impara a stare dentro al cambiamento, e di quanto si possa raccogliere dagli incontri, anche i più inattesi.
Dentro una scena essenziale e con l’aiuto di videoproiezioni, che animano e descrivono i luoghi, le immaginazioni e il viaggio fantastico della bambola, si sviluppa un dialogo profondo tra i due protagonisti. Un incontro tra umanità, tra condizioni diverse, diversi tempi della vita, ma dentro un’esperienza che appartiene a tutti: crescere, cambiare, lasciar andare.

Questo testo incontra il percorso di Fabrizio Pallara, regista e fondatore della compagnia teatrodelleapparizioni  - che da sempre esplora quella linea di confine sulla quale intercettare gli sguardi di adulti e bambini; quel luogo in cui tutti riescono a stare comodi e a prendere dall’esperienza di uno spettacolo ciò che possono. È una storia adulta che parla di nostalgia, inquietudini, vita che corre via, è una storia dell’infanzia che dice di stupori, occhi aperti sul mondo, vita che arriva tumultuosa e piena. È il racconto della perdita e dell’abbandono, di come si impara a stare dentro al cambiamento, e di quanto si possa raccogliere dagli incontri, anche i più inaspettati.
Durante al Residenza, il regista esplora le prime tappe di un’immersione nel romanzo con gli strumenti del teatro, con un attore, un’attrice e una bambola.
Dunque ancora una volta il teatro di figura diventa linguaggio e sostanza nella poetica del teatrodelleapparizioni, per mantenere anche lì vivo lo stare su un confine: tra animato e inanimato.
E il confine torna anche nella scenografia, è una panchina il luogo di questa storia, l’unico posto in cui i due protagonisti esistono insieme; un confine dunque per tracciare un dentro e un fuori, all’esterno in un parco, si realizza un interno intimo e privato: il posto delle lettere.
Dentro una scena essenziale, la panchina è al centro del palco vuoto, e con l’aiuto di videoproiezioni, che animano e descrivono i luoghi del racconto, le immaginazioni di Kafka e il viaggio fantastico della bambola, si sviluppa questo dialogo profondo tra lo scrittore e la bambina.

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