Residenza 12 - ricci/forte

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN
un progetto 
CSS Teatro stabile di innovazione del FVG
ERPaC Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del FVG
con il contributo di
Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

Residenza 12
2-22 dicembre 2016
RICCI/FORTE
Oblivion
Metamorfosi: trasformazione fisica del Caos in un universo organizzato

equipe: Gianni Forte, autore; Stefano Ricci, autore e regista; performer: Piersten Leirom e Liliana Laera; Stephane Pisani, elaborazione musicale

Cos’hanno in comune i rappresentanti della Snapchat e Phubbing Generation con le tragedie di Wedekind e Shakespeare?
Da una parte una progenie che sboccia, con tutte le paure di una società ingabbiante e moralista, quel Risveglio di Primavera che produce esclusivamente cenere sulle future aspettative di un mondo migliore.
Dall’altra, le stesse promesse adolescenziali che, sopravvivendo al crash di Wedekind, si omologano alle convenzioni e stabiliscono la tirannia shakesperiana dell’immagine come unica fonte di Credo. Le relazioni liquide, corrotte e disilluse di Troilo e Cressida, sempre in aggiornamento come una qualunque App di smartphone, raffigurano la resa di una linfa giovane solo anagraficamente ma ormai defunta nel pragmatismo di una squallida realtà contemporanea.

Dall’incontro tra l’immaginario spietato di Shakespeare e Frank Wedekind e, di contro, quello visionario e poetico di ricci/forte, si dipanerà un atelier drammaturgico su due fronti che - tallonando i perimetri di una delle più discusse e affascinanti pièce tedesche degli inizi del Novecento, Risveglio di primavera, e una delle tragedie più controverse del Bardo, Troilo e Cressida, attraverso una rielaborazione metaforica di queste fiabe crudeli sulle nuove generazioni dell’era digitale che vedono il mondo solo attraverso uno schermo - metterà a fuoco un Paese combattuto tra speranza e istinti brutali, dove l'etica scende inevitabilmente a patti con la dittatura feroce di un destino insormontabile; e i rapporti umani - sfocati dall’ossessione del denaro e dell’apparire - trovano una loro dignità di esistere nella pervicacia che li contraddistingue.

In questi tempi bui di perdita d’immaginazione, con dolente ironia e mozartiana impudenza, racconteremo il “lato notturno” della realtà di Oggi. Un viaggio nella landa della solitudine dell’uomo moderno in continua trasformazione, a cavallo tra futuro ineluttabile e globalizzazione che bussano sempre più insistentemente alla porta.

tipologia del lavoro

Per riattivare i meccanismi di un pensiero critico, vincendo il torpore televisivo, tenteremo nuove strade e nuovi codici drammaturgici d’espressione. Non vedere il teatro come un assoluto ma come una forma di apertura, di connubio con le altre discipline: danza, performance, poesia, musica popolare, arti visive. Un’opportunità per l’attore di approfondire ed esplorare le proprie possibilità espressive attraverso il movimento e la parola. Così, travalicando l’esperienza personale, sarà finalmente testimone attivo di fronte al ritratto “polittico”, molteplice e cangiante di un Paese contemporaneo, il nostro.

lavoro sulla s-composizione di un testo/strumento della parola

Esercizi di scrittura individuale e collettiva; possibilità narrative di un gesto; relazione fisica del corpo con la messa in scena della parola contemporanea; rapporto parola/immagine; rapporto attore/personaggio/persona/suono.


1) NESSUNA MORTE AVRA’ I TUOI OCCHI (da Shakespeare)
2) TORPOR (da Wedekind)

Racconteremo di noi, il senso di vuoto e di smarrimento che si prende a morsi il cuore per colmare la voragine dell'indifferenza collettiva che si allarga a vista d’occhio. Racconteremo immagini, frammenti, prima di raccontare storie. Racconteremo memorie, emozioni. Nella nebbia di qualunquismo caratterizzante la nostra epoca planetaria, inquietanti come fantasmi, all'improvviso si staglieranno i nostri destini e le nostre vite che sono poi quelli delle nuove ingenue Wendla Bergmann, dei timidi Moritz Stiefel, dei coraggiosi Melchior Gabor, delle mediocri Cresside, delle rampanti Elene e dei narcisi Troilo, che ci sfiorano ogni giorno in metropolitana, che ci siedono accanto nei banchi di scuola o sono con noi in fila al supermercato. Non a caso, in Risveglio di primavera e Troilo e Cressida la parola Vita (con l'iniziale maiuscola) sarà ad alta frequenza: la vita che ferisce; la vita che tradisce; la vita che osserva; la vita che si vive; la vita che ricomincia dalle sue promesse; la vita come spettacolo grottesco; la sofferenza e la gioia che la vita costa, con quanto di esaltante e umiliante essa può offrire: "Non mi conoscerai, se non ti affiderai a me", dice l'uomo mascherato a Moritz in una delle ultime scene dell'opera di Wedekind. E con la vita, le paure, le necessità, le angosce, le pressioni, le sofferenze, le tante domande disarmate che accompagnano i ragazzi, giovani studenti o guerrieri, sospesi nel dubbio amletico tra l'essere e il non essere, che si separano dal mondo dell'infanzia (e di conseguenza di sottomissione a quello molto spesso fallimentare ed ottuso della famiglia, della scuola e della società, con la loro facciata di moralità all'esterno) nel loro cammino di crescita alla scoperta di nuove esperienze, conoscenze ed orizzonti.
Percepire il multiforme, la complessità dell’esistenza che si rimescola nelle sue turbolenze; accogliere le immagini dentro un linguaggio onirico che fa pensare al ciclo delle stagioni: dalla primavera (il risveglio dell'Eros in tutte le sue declinazioni, l'attesa, l'aspettativa, i sogni) fino ad arrivare all'inverno (repressione, declino, ossessioni, rovina, morte). Un altro colpo di coda della Vita che ancora una volta distribuisce spietatezza, che prende e da’ con il capriccio di un dio marino. In cui niente è mai per sempre. Frullando via tutti i tabù, frantumando le identità, sovrapponendo il bianco col nero, il maschile col femminile, dentro e dietro a queste creature turbate, andremo a giocare la varietà dei mondi, la combinatoria delle relazioni che mescolano compassione e dolore in una miscela aspra, equivoca. Si ride, si soffre, ci si eleva e ci si schianta al suolo senza un attimo di respiro. Senza catarsi.
Il download è iniziato: qual è allora la percentuale di bugie, carezze, promesse che dobbiamo ingurgitare per illuderci di essere "svegli" e ancora in vita?
ricci/forte

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