Residenza 20 - Giuliano Scarpinato

DIALOGHI / RESIDENZE DELLE ARTI PERFORMATIVE A VILLA MANIN

Residenza 20
GIULIANO SCARPINATO
Se non sporca il mio pavimento – un mèlo

Residenza con Giuliano Scarpinato, Michele Degirolamo, Francesca Turrini, Ciro Masella

Giuliano Scarpinato sviluppa un nuovo progetto sull’adolescenza, ma questa volta – a differenza del suo precedente lavoro, Fa’afafine, capace di affrontare il tema complesso e controverso della coscienza di genere rivolgendosi alla sensibilità e all’immaginario di  bambini e ragazzi -  si  indirizza a un pubblico più maturo e adulto.

Se non sporca il mio pavimento trae le mosse da un fatto di cronaca nera: l’assassinio di Gloria Rosboch, insegnante 49enne sparita nel nulla a Castellamonte (TO) il 13 gennaio 2016 e tempo dopo trovata morta, strangolata dall’ex allievo Gabriele Defilippi e dal suo amante e complice Roberto Obert.
Una donna-bambina di mezza età che vive in casa con gli anziani genitori, un adolescente dalle 12 diverse identità facebookiane in grado di manipolare chiunque gli capiti a tiro e un parrucchiere di 54 anni dalla personalità labile ne sono i protagonisti. Personaggi sospesi tra la realtà e la finzione, all’interno delle cui personalità Scarpinato scava senza sosta per giungere alle loro più intime radici.
Sullo sfondo di questo melò lapidario un mirabile dialogo di Heiner Müller, intitolato Pezzo di cuore, che abita lo spettacolo come tempo, ritmo o semplice allusione.

“UNO: Posso gettare ai suoi piedi il mio cuore?
DUE: Se non sporca il mio pavimento.”
(Heiner Muller, Pezzo di cuore)

Cronaca e archetipo
“Una vicenda dal plot degno di un melò di Fassbinder, dentro la quale si incarnano due grandi archetipi del mito: Eco e Narciso. La storia della ninfa dannata da Afrodite ad amare non corrisposta fino alla consunzione delle carni e del giovinetto perdutamente innamorato della propria immagine riflessa nell’acqua è scolpita nelle parole delle Metamorfosi di Ovidio, quello che Vittorio Sermonti definisce “il poema dell’adolescenza”: “(…) le Metamorfosi di Ovidio sono proprio il poema dell’adolescenza come esperienza della labilità e vulnerabilità dell’identità, mentre il tuo corpo non fa che cambiare, che cambiare te stesso sotto i tuoi stessi occhi. E tu non sai più chi sei. Vorresti amarti di più, ma non sai chi dovrebbe amare e chi vorrebbe essere amato. E senti il tremore della “inespugnabile solitudine” che punisce ogni bellezza, che ogni bellezza si merita.”
Se non sporca il mio pavimento nasce proprio dal corto circuito tra la cronaca e il mito: è il racconto di un incastro nel limbo dell’adolescenza, dove le identità si offuscano, si distorcono, tardano a sbocciare, dove l’individuo diventa trappola per topi di sé stesso e dell’altro.

Modalità di racconto: corpo, parola, immagine
Il racconto sarà affidato al corpo vivo e alla parola degli attori, ma anche ad un terzo elemento in grado di amplificare e moltiplicare, il video.
È proprio l’immagine proiettata di sé una dei grandi protagonisti del caso Rosboch: basti pensare ai 13 profili facebook di Gabriele Defilippi, ora giovane macho con barbetta e rayban, ora ragazzina con i capelli ossigenati , il trucco pesante e gli abiti striminziti, ora emo malinconico e dark. Tutto è possibile sui liquidi facebook, twitter ,instagram, tutto è modificabile, anche il tempo può tornare indietro; ma il contatto reale con ciò che davvero è, esiste e respira come fatto ineludibile, può diventare un evento, una deflagrazione, qualcosa in cui si può stare scomodi, a disagio.
Si porterà sulla scena l’intermittenza tra realtà della carne e trasparenza del mondo virtuale, affiancando agli attori la proiezione video: strumento perfetto per riprodurre l’invasività di social e moltiplicatori virtuali, ma anche per tradurre in immagini le fantasie, i sogni degli “adulti a metà” protagonisti di questa storia. E ancora, per traghettare il mito ovidiano di Eco e Narciso, che sempre aleggerà su questo racconto di provincia.

Lo spazio: scatole cinesi
La proiezione video moltiplicherà non solo le persone, ma anche lo spazio: nella cameretta fiorata della protagonista , luogo di partenza e d’arrivo del nostro viaggio (realizzata realisticamente ma in sezione, quasi un “plastico”) entreranno di volta in volta la striminzita cucina da cui l’anziana madre lancia rimproveri ed anatemi, il colorato e superkitch salone di un parrucchiere, la stanza piena di poster  e foto di un adolescente: gli spazi del racconto si sovrapporranno in un sistema di scatole cinesi.”
Giuliano Scarpinato

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