La resurrezione rossa e bianca di Romeo e Giulietta

Una magistrale pièce di teatro shakespeariano riadattata come un "rito concerto" dei tempi moderni

locandina
anno
2000
testo
di Sony Labou Tansi, traduzione Maria Adele Palmeri
regia
adattamento e regia Rita Maffei, assistente alla regia Federica Mangilli
interpreti
Sandra Toffolatti, Ken Ponzio, Francesco Accomando, Fabiano Fantini, U.T. Gandhi, Rita Maffei, Claudio Moretti, Giuliana Musso, Anna Romano, Massimo Somaglino, Adrianna Zani
scene/luci
disegno luci Alberto Bevilaqua
musiche
composizioni originali e musica dal vivo U.T. Gandhi
e...
costumi e interventi pittorici Luigina Tusini
produzione
CSS - Teatro stabile di innovazione del Fvg

L'immersione nel mondo di Sony Labou Tansi è stata innanzi tutto un'esperienza collettiva. Il Progetto Cantiere "Killing Shakespeare", che il CSS e l'ETI hanno promosso nel 1999 mi ha dato l'occasione, grazie anche a U.T. Gandhi e alla coreografa africana Irène Tassembedo, di vivere assieme a un centinaio di persone partecipanti ai laboratori un'intensa esperienza espressiva che ha determinato una conoscenza fisica ed emotiva di questo testo, prima ancora di una "idea di regia". Ora abbiamo ripreso in mano quel materiale, quella colata lavica ardente e magmatica che nasce dal testo di Sony e lo stiamo lasciando fluire, senza costrizioni, lasciandoci avvolgere, a tratti sommergere.
È un testo senza pietà, che ci mette davanti allo specchio.
Davanti alle parole di Sony non possiamo più fare finta di nulla: non parla di fazioni contrapposte a cui noi assistiamo dall'alto della nostra civiltà; non parla di razzismo, come facilmente e banalmente si potrebbe supporre. I personaggi di Sony Labou Tansi sono bianchi, neri, mulatti, meticci, asiatici, ma non una sola parola viene sprecata sul tema della differenza razziale. La resurrezione rossa e bianca di Romeo e Giulietta parla di noi, del nostro mondo ricco, marcio e malato, a cui non stiamo assistendo dalla nostra poltrona di platea, ma che tutti noi quotidianamente determiniamo.
Lo spazio scenico è una stretta linea di confine, segnata dalla platea e dalla tribuna sul palcoscenico, a specchio, su cui pubblico e attori, celebranti il racconto del rito sacrificale, insistono. È una sorta di "rito-concerto", più vicino alla tragedia greca che all'azione shakespeariana, in cui la parola racconta il tragico sospeso attraverso l'uso dei microfoni, oggetti scenici dichiarati, in una operazione di doppiaggio del nostro immaginario. Popolano questo mondo personaggi grotteschi, vuoti. Presentano un volto patinato, sorridente indossato per l'occasione, mentre li rincorre un loro doppio di segno opposto. Ogni carattere, ogni maschera è sdoppiata, triplicata, quadruplicata in scena. Soli nella loro unicità e unici personaggi, persone a tutto tondo: Romeo e Giulietta. le parole di Sony raccontano un altro Romeo e Giulietta. Sono due personaggi maturi, consapevoli e questa consapevolezza trasforma quella che in Shakespeare era una morte dovuta al caso, in un atto maturo, in una scelta, che ricorda quella di Alcesti in Tracce di un sacrificio e quella di Antonio e Cleopatra in Tutto x amore. Romeo sceglie di morire per insegnare a vivere, è il capro espiatorio del nostro mondo ricco, marcio e malato. Il contagio (che aveva per Sony un senso preciso: morirà di Aids nel 1992, poco tempo dopo aver scritto questo testo) rincorre e minaccia tutti i personaggi. La violenza, la morte, la menzogna, la vendetta, contageranno presto tutti, macchiandoli di uno spaventoso, luttuoso, pallido terrore, fino a corrompere Giulietta, bianca virginale nel suo vestito nuziale e pallida nel suo sudario. Giulietta che va incontro alla morte pronunciando: "Romeo e Giulietta. Soli, battuti per spegnere un odio (…) Uomini di questa terra, ancora una volta tuonate, tessete la vostra lite maledetta, mangiate la nostra morte. Voi che siete affamati di intrighi, siate grassi quanto vi pare, accendete un'altra lite per assassinare altri innocenti, fate finta ancora una volta di essere umani, schiacciate, finite, bruciate, sventrate le anime fragili - non mi avete dato abbastanza odio per odiarvi - entro vergine sotto il sigillo dell'amore che mi ha sposata. Romeo aspetta, soltanto il tempo di chiudere le labbra e arrivo".

Rita Maffei

Immagini

Tournée

anteprima 

18 febbraio 2000
Codroipo, Teatro Verdi

prima nazionale

22-27 febbraio 2000
Milano, Teatro Franco Parenti

tournée

29 febbraio 2000
Cervignano, Teatro Pasolini

2 marzo 2000
Padova, Teatro Maddalene

4-5 marzo 2000
Cosenza, Teatro dell'Aquario

8-11 marzo 2000
Udine, Teatro Zanon

14-19 marzo 2000
Roma, Teatro Vascello
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