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Catastrofe

Francesco Collavino

locandina
anno
2018
testo
di e con Francesco Collavino
e...
interaction designer Andrea Effe Rao
dj Giulia Tosi
produzione
una produzione Ba.Bau.Corp.
in coproduzione con CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia

con il sostegno di WORKSPACE RICERCA X, KOMM TANZ progetto residenze Compagnia Abbondanza/Bertoni, DIALOGHI - Residenze delle arti performative a Villa Manin, un progetto CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, MOVIN’UP SPETTACOLO – Performing Arts 2017

“A cosa è necessario rinunciare per aprirsi ad un linguaggio diverso?”

Catastrofe
è il primo progetto di ricerca sviluppato in una serie di residenze artistiche in Italia e in Francia da Francesco Collavino, visual artist, interprete e coreografo italiano.
Questo progetto pone l’accento sul concetto della CATASTROFE intesa come evento deviante di un processo di traduzione.

“Il tema della catastrofe non potrebbe essere più attuale in un momento storico, politico e culturale come questo:  per questo penso che riflettere sulla stretta relazione fra il concetto di perdita e il concetto di creazione possa dare origine ad una reinterpretazione degli aspetti tragici del cambiamento come qualcosa di utile al processo di rigenerazione e di nascita artistica-culturale.
Per poter avviare il processo di rigenerazione è obbligatorio riflettere sul ruolo della memoria storica e della trasmissione di essa attraverso l’informazione.
Il mio tentativo è quello di compiere un atto di trasfigurazione e di rottura di una memoria ?ssa per creare una continua catastrofe, dove l’oggetto all’origine del movimento vada ricercato nella perdita di definizione. Con quali conseguenze?
La rilettura della memoria, storica e virtuale, diventa fugace poiché l'informazione stessa diventa memoria immediata e complessa.
Questo andamento di informazioni, per quanto possa essere ben programmato, può far emergere delle devianze. Esse non sono volute e la loro entità non rimanda a nulla: sono una traccia di un processo che è scivolato fuori dai binari sui quali era stato messo.
Questo evento si chiama glitch.
Il glitch è il punto di contatto, il cortocircuito che permette di catalizzare il flusso delle informazioni. E’ il punto di contatto nel quale si raccoglie il flusso delle informazioni, è la genesi di una nuova vita, è la catastrofe.
La perfezione dell’essere non rappresenta nulla se paragonata al mutamento di una crisi. La crisi rappresenta il vero valore contemporaneo.
Sotto questo punto di vista il glitch rappresenta la genesi di una nuova vita, ed è proprio di questo che l’arte si è sempre occupata, di vita.
Il primo punto di riferimento per questo lavoro è la fusione degli orizzonti di Hans-Georg Gadamer, dove si analizza l’integrazione reciproca tra l’orizzonte di partenza dell’interprete, determinato dai suoi pregiudizi e dalle sue aspettative di senso, e quello della “cosa stessa” contenuta nel testo da interpretare. Questo rapporto può essere considerato come qualcosa in continuo mutamento poiché il presente dell’interprete (lettore, performer, pubblico) arricchisce l’opera e viceversa, riaprendo così il processo di creazione.
Altra ispirazione mi è offerta da Joseph Kosuth e in particolare dalla serie One and Three.
In queste installazioni e attraverso una simultanea rappresentazione, Kosuth non rende evidente solamente le differenze tra le diverse rappresentazioni dell’oggetto, di cui facciamo formalmente uso per tentare di descrivere la realtà, ma, sostituendo l’oggetto con l’idea, evidenzia lo scarto incolmabile che esiste appunto tra realtà e linguaggio. Dimostrando così anche l’impossibilità di esaurire il concetto in opera attraverso una rappresentazione univoca dello stesso. Anche l’indagine, a mio avviso, ha sempre bisogno di una relazione: per tracciare un punto in uno spazio abbiamo bisogno di più punti per determinarne le coordinate esatte.
In questo scambio l’opera non è mai completa, è sempre reinterpretabile in un continuo gioco di rimandi, che portano alla deriva dell’origine. Ogni definizione di essa porta a chiarirne alcuni aspetti e nel contempo a confonderne altri, apportando una nuova visione della stessa.
L’arte subisce il medesimo cambiamento dalla “modalità dell’essere” a quella del “divenire” favorendo il passaggio di attenzione dall’oggetto stesso alle operazioni condotte su di esso, al processo e alle relazioni.
Questo progetto nasce come un percorso di pura ricerca, ma ?n da subito sente l’esigenza di andare in scena, presentandosi come una sorta di lettura ad alta voce che ha poco a che fare con la comprensione, ma più con la trasmissione.”
Francesco Collavino

Le declinazioni di Catastrofe
Oltre alla presentazione di una pièce performativa di danza contemporanea, Catastrofe si declina in una serie di installazioni che vengono create nel luogo della rappresentazione per mantenere sempre vivo il processo di ricerca e di dialogo con il luogo ospite. Questa formula può anche concludersi con un DJ set dell’artista Giulia Tosi, perché la CATASTROFE è prima di tutto un evento!

// Formula 1 : performance Catastrofe
// Formula 2 : performance + DJ set
// Formula 3 : performance Catastrofe + installazioni
// Formula 4 : performance Catastrofe + installazioni + DJ set
// Formula 5 : Installazioni + DJ set

Formule 3,4, 5:  si richiede un numero minimo di 3 giorni di residenza prima dello spettacolo, per permettere la produzione e il set-up delle installazioni.

Workshop
Catastrofe offre la possibilità di aprire il processo creativo agli utenti e specialisti del territorio in un’operazione di mediazione culturale basata su laboratori.